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Roberto Guerra ne ha combinata un’altra delle sue. Tra le sue innumerevoli battaglie, produzioni e pubblicazioni, il poeta e attivista futurista ha trovato il tempo per pubblicare una sorta di aggiornatissimo compendio globale del Futurismo contemporaneo. Si tratta del suo recentissimo Futurismo per la nuova umanità, pubblicato da Armando editore. Un’opera – si badi bene – di notevole impegno, perché frutto dell’esplorazione continua che l’autore conduce da anni fra tutte quelle avanguardie contemporanee che si pongono su una linea di discendenza diretta rispetto al Futurismo storico. Il grande merito di Guerra è aver inventariato una serie di fenomeni artistici e culturali a prima vista assai eterogenei tra loro, ma tutti, chi più chi meno, debitori nei confronti dell’esperienza futurista. C’è allora chi del Futurismo riprende la visionarietà tecno-scientifica e la spinta faustiana e nietzscheana (Transumanesimo), chi ne estremizza le posizioni anarcolibertarie, anti-artistiche e anti-culturali giovandosi della rivoluzione neotecnologica (Net.Futurismo), chi ne fornisce una versione nell’ufficialità dell’Arte (Barilli e il Nuovo Futurismo), chi lo reinventa ibridandolo con altre emergenze artistiche (Vitaldo Conte), chi lo prende come stimolo per scritture fantascientifiche (Connettivisti), chi lo trasforma in azione spettacolare e street-art (Graziano Cecchini), chi infine prosegue l’esperienza del Futurismo novecentesco quasi senza fratture (Antonio Fiore). Ma Guerra va oltre, perché ci regala anche una serie di derivazioni futuriste assai suggestive e pertinenti, con un mix di autori e gruppi che hanno tutti risentito in qualche modo del fascino della prima avanguardia europea. E così nel volume vengono menzionati anche i Kraftwerk, Aubrey de Grey, Brian Eno, Vittorio Sgarbi (ferrarese come l’autore), Vasco Rossi, solo per citarne alcuni.

Ma forse non è questo il pregio maggiore del libro. L’operazione diventa notevole solo se ci si ferma a considerare un particolare non indifferente: Roberto Guerra non è solo il saggista, il critico che conosce e spiega le avanguardie contemporanee, ma è anche e soprattutto colui che di queste avanguardie è complice, sostenitore, coordinatore. E questa compenetrazione di arte e critica, di pensiero e azione è probabilmente il modo migliore per spiegare il Futurismo nel XXI secolo.

Antonio Saccoccio